Il sito c’è. È online da due o tre anni. Ogni tanto lo apri, lo guardi per dieci secondi e pensi “andrebbe sistemato”. Poi chiudi la scheda e torni a lavorare.
Se ti riconosci in questa scena sei in ottima compagnia. Migliorare il sito web è una di quelle cose che restano in fondo alla lista per mesi, perché non è mai urgente e perché non si capisce da dove cominciare.
Il punto è proprio quello: da dove comincio?
In questa guida trovi un ordine di lavoro, i controlli che puoi fare da solo oggi e i criteri per capire quando conviene sistemare il sito che hai e quando conviene rifarlo.
Prima di cambiare qualcosa, capisci cosa non funziona
Se vuoi migliorare il tuo sito web, non fare l’errore più comune: partire dai colori.
Succede quasi sempre così: il sito non porta contatti, allora si cambia la palette, si sostituisce la foto, si sposta un bottone. Dopo tre settimane la situazione è identica, perché il problema stava da un’altra parte.
Un sito che funziona regge su quattro livelli, e conviene guardarli in quest’ordine.
- Tecnica. Il sito si carica in fretta, si vede bene sul telefono, i moduli di contatto arrivano davvero nella tua casella. Sembra banale ed è invece il livello dove trovo più problemi silenziosi (un form rotto da mesi che nessuno ha notato è più frequente di quanto immagini).
- Design. Chi arriva capisce in pochi secondi dove si trova, di cosa ti occupi e cosa può fare adesso.
- Strategia. Il sito è costruito per farsi trovare sui motori di ricerca e per essere citato dagli assistenti AI, che ormai sono un punto di ingresso reale e non una curiosità.
- Contenuti. I testi parlano a chi legge, con le parole che quella persona userebbe davvero.
La catena si rompe sempre dal livello più basso. Se il sito ci mette otto secondi a caricarsi, il testo perfetto non lo leggerà nessuno.
Ho approfondito i quattro livelli, e i segnali che dicono dove si è rotta la catena, in perché un sito web non converte.
I controlli che puoi fare oggi in quindici minuti
Per farti un’idea non serve un tecnico. Servono quindici minuti e il telefono.
1. Velocità. Apri PageSpeed Insights (strumento gratuito di Google), incolla l’indirizzo del sito e guarda il punteggio della versione mobile, non quello desktop. Sotto 50 c’è un problema che ti sta costando visite ogni giorno.
2. Prova dal telefono. Apri il sito dallo smartphone come farebbe un cliente. Il testo si legge senza ingrandire? Il menu si apre? Le foto sono tagliate a metà?
3. Il bottone di contatto. Sempre da smartphone, senza scorrere: si vede un modo per contattarti? Se la risposta è no, stai perdendo persone che erano già convinte.
4. Il peso delle immagini. Una foto da 4 MB caricata direttamente dalla fotocamera è la causa numero uno dei siti lenti. Controlla le più grandi e ridimensionale.
5. Come appari su Google. Cerca site:iltuodominio.it (proprio così, senza spazi). Vedi tutte le pagine che ti aspetti di vedere? I titoli e le descrizioni hanno senso o sono tagliati a metà?
Cinque risposte oneste a queste domande ti dicono già l’80% di quello che serve sapere.
Gli errori visivi che allontanano le persone
Ho analizzato trenta siti di professionisti aspettandomi di trovare problemi diversi su ognuno. Ho trovato quasi sempre gli stessi quattro, e li ritrovo identici sui siti di consulenti, artigiani, studi professionali e piccole attività di ogni tipo.
La call to action che manca. Pagine curate che finiscono nel vuoto. La persona ha letto, si è convinta, e non trova cosa fare dopo.
La prima schermata che non comunica. Una foto grande, una frase evocativa, e chi arriva non capisce di cosa ti occupi. La pazienza a disposizione è di circa cinque secondi.
L’incoerenza visiva. Tre font diversi, sei colori, immagini prese da fonti che non dialogano tra loro. Il messaggio che passa è improvvisazione, anche quando il lavoro dietro è impeccabile.
I muri di testo. Paragrafi lunghissimi senza respiro. Sul desktop scoraggiano, sul telefono vengono abbandonati dopo due righe.
Sono errori che si sistemano con relativa facilità e che quasi nessuno vede sul proprio sito, per la stessa ragione per cui è difficile rileggere i propri refusi.
L’analisi completa, con quello che ho trovato caso per caso, è in 4 errori nel sito web che allontanano i clienti.
Il tuo sito ti somiglia o somiglia a tutti gli altri?
C’è un livello che nessuno strumento gratuito misura: la riconoscibilità.
Un sito può superare tutti i controlli tecnici, caricarsi in due secondi, essere ordinato e leggibile, e restare comunque perfettamente anonimo. Comunica correttezza e niente altro, e chi lo visita se ne dimentica prima di chiudere la scheda.
Di questo ho scritto in La bellezza dell’imperfezione nei siti web, dove racconto perché un dettaglio fuori squadra funziona meglio di una perfezione impersonale.
Se lavori nel settore del benessere e ti interessa il tema applicato al tuo caso, ho scritto una guida dedicata al sito web per life coach.
Farsi trovare: contenuti, blog e risposte dell’AI
Migliorare il sito web serve a poco se poi ci arriva solo chi già ti conosce.
Il blog resta il modo più economico per farsi trovare, a una condizione: che smetta di essere un diario di aggiornamenti aziendali e diventi una raccolta di risposte alle domande che i tuoi clienti fanno davvero.
Ogni articolo che risponde a una domanda precisa continua a lavorare per anni, anche mentre fai altro.
A questo si è aggiunta una novità concreta: ChatGPT, Gemini e gli altri assistenti citano fonti quando rispondono, e le fonti che citano sono contenuti scritti in modo chiaro e ben strutturato.
Chi ha un blog curato oggi ha una seconda porta d’ingresso che tre anni fa non esisteva.
Discorso a parte per i siti generati interamente dall’intelligenza artificiale. Sono velocissimi da mettere online e il risultato sembra convincente, finché non ti accorgi che si somigliano tutti e che nessuno li trova.
Migliorare o rifare da capo? Come si decide
È la domanda che mi arriva più spesso, e la risposta dipende da quattro cose.
La struttura è sana? Se le pagine principali ci sono e sono organizzate in modo sensato, si migliora. Se per arrivare ai servizi servono tre clic e una mappa, si ricomincia.
Come si comporta da telefono? Un sito nato prima del mobile si riconosce subito e raramente conviene rattopparlo.
Puoi metterci mano? Se non hai gli accessi, se il tema non è più aggiornato o se chi l’ha fatto è irreperibile, la manutenzione costerà più della ricostruzione.
E infine la domanda più affidabile di tutte: quando qualcuno ti chiede il link del tuo sito, glielo dai volentieri? Se ogni volta aggiungi “guarda, però devo aggiornarlo”, hai già la risposta.
Ho sviluppato questi criteri, con un caso concreto, in rifare il sito web o migliorarlo.
Da dove si comincia
L’ordine che funziona è questo: prima i quindici minuti di controlli, poi i quattro errori visivi, poi la domanda sulla riconoscibilità, e solo alla fine la decisione su cosa fare del sito.
Se preferisci che sia io a guardarlo, con l’analisi gratuita del sito verifichiamo insieme prestazioni, SEO e accessibilità, con un report chiaro su cosa sistemare per primo.
Prenota una call conoscitiva gratuita e vediamo da dove ripartire.
A presto, Cristina