4 errori nel sito web che allontanano i clienti (visti su 30 casi reali)

10 Ago , 2026 - Consigli per chi ha un sito web

4 errori nel sito web che allontanano i clienti (visti su 30 casi reali)

Qualche tempo fa ho messo alla prova la mia pazienza con un esperimento: guardare 30 siti di professionisti italiani. Due volte. Non una, due.

La prima volta mi sono sforzata di togliermi di dosso il mestiere di web designer.

Volevo osservarli con lo sguardo di chi di web design non sa nulla, ritrovare quella spensierata ignoranza che avevo entrando in un museo prima di studiare storia dell’arte: guardavo le opere con gli occhi di un bambino e mi bastava.

Con quello sguardo lì, parecchi siti mi sono sembrati carini. Davvero.

Quindi non sentirti in colpa se fino a oggi il tuo ti è sembrato il più bel sito del web.

Il punto è che quando ho rimesso gli occhiali del mestiere e li ho riguardati tutti una seconda volta, sono venuti fuori sempre gli stessi errori nel sito web, ripetuti quasi ovunque.

L’analisi partiva da un settore preciso (professionisti del benessere), ma questi quattro problemi li ritrovo identici sui siti di consulenti, artigiani, studi tecnici e piccole attività di ogni tipo.

1. La call to action che non c’è

In più della metà dei siti, nella prima schermata (quella che si vede prima di scorrere, la cosiddetta hero section) manca una chiamata all’azione.

Il visitatore arriva, legge, e non sa cosa fare.

In altri casi i pulsanti ci sono ma confondono. In un sito ne ho trovati due affiancati, dello stesso identico colore: uno invitava a scaricare il curriculum, l’altro a guardare quasi tremila video di testimonianze.

Se manca la gerarchia, manca l’indicazione di ciò che è più importante.

Chi arriva sul tuo sito con un bisogno reale non ha voglia di cercare come contattarti.

Se non vede subito il pulsante giusto, apre il sito di qualcun altro.

2. La prima schermata che non comunica

La hero section è il primo fotogramma del film. Hai pochi secondi per dire chi sei, cosa fai e perché conviene restare.

Cosa ho trovato invece:

  • foto di tramonti sul mare e frasi motivazionali generiche (di belle frasi motivazionali il web è già pieno)
  • troppo testo e sezioni dispersive, che costringono chi arriva a uno sforzo per orientarsi
  • citazioni di filosofi greci, in francese, su un sito italiano rivolto a italiani
  • immagini con il viso tagliato a metà e gli occhi fuori campo
  • video in loop con persone sconosciute che si alternano, che creano più confusione che connessione


Il risultato è sempre lo stesso: chi atterra sulla pagina percepisce in pochi istanti che quel sito non è stato pensato per lui.

3. L’incoerenza visiva

C’è un fenomeno psicologico che si chiama return trip effect: il viaggio di ritorno sembra sempre più corto dell’andata, anche quando il percorso è identico. Succede perché il cervello ha già mappato l’esperienza, quindi consuma meno energia. E ciò che richiede meno sforzo viene percepito come familiare e rassicurante.

La coerenza visiva funziona allo stesso modo. Quando chi visita il sito riconosce uno stile, un colore, un ritmo che si ripete, il cervello si rilassa e tutto scorre.

Quando invece ogni elemento fa a pugni con gli altri, o sembra arrivare da un altro sito, il cervello deve ricominciare da capo a ogni scorrimento. E questo stanca.

Nei 30 siti ho visto font diversi con dimensioni diverse sulla stessa pagina senza una gerarchia riconoscibile, palette di colori adatte a un settore completamente diverso, icone stilizzate di vent’anni fa accostate a fotografie moderne, immagini di repertorio scelte una per una senza un filo che le tenesse insieme.

La coerenza ha più a che fare con la riconoscibilità che con la perfezione. Ne ho scritto anche in La bellezza dell’imperfezione nei siti web.

4. I muri di testo

Paragrafi infiniti che tolgono il respiro.

Testi scritti per descrivere il professionista invece che per rispondere alle domande di chi legge. In un caso le esperienze erano elencate come in un curriculum. In un altro il testo occupava ogni centimetro disponibile, senza un’immagine e senza uno spazio bianco in cui far riposare l’occhio.

Le ricerche sull’usabilità lo confermano da anni: online non si legge, si scansiona. In media viene letto tra il 20 e il 28% delle parole di una pagina. Se il tuo testo non ha una gerarchia visiva chiara, il messaggio più importante finisce nel 72% che nessuno guarda.

Il segnale dei siti costruiti in automatico

Su 30 siti analizzati, 6 erano costruiti con strumenti automatici o generatori AI. Si riconoscono senza sforzo.

Il logo della piattaforma al posto di quello del professionista. Banner dei cookie che non spariscono mai. Pulsanti di login visibili ai visitatori. Dettagli piccoli che, sommati, comunicano una cosa sola: approssimazione.

Un peccato, soprattutto per chi nel proprio lavoro la cura ce la mette davvero.

Cosa avevano in comune i due siti che funzionavano

Su 30, solo due mi hanno colpita. Non erano i più complessi né i più costosi: erano i più coerenti.

Si capiva subito chi fosse il professionista e cosa facesse. Una palette riconoscibile, foto che raccontavano un’atmosfera precisa, un percorso che accompagnava l’occhio dall’alto verso il basso senza sforzo.

Nient’altro. Due su trenta.

Una prova che puoi fare adesso

Apri il tuo sito e scorri le pagine lentamente, senza leggere le parole. Guarda solo le immagini, gli spazi, i colori.

Cosa comunica visivamente? Trasmette la stessa cura che metti nel tuo lavoro ogni giorno?

Se la risposta ti lascia qualche dubbio, nella guida su come migliorare il tuo sito web trovi i controlli da fare in quindici minuti. E se il sito ti sembra a posto ma i contatti non arrivano lo stesso, il problema potrebbe stare più in profondità: ne parlo in sito web che non converte.

Se preferisci un parere diretto, scrivimi e lo guardo volentieri.

A presto, Cristina


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